«La natura è un tempio dove pilastri viventi
lasciano talvolta sfuggire confuse parole −
l’uomo vi passa lungo foreste di simboli,
che lo fissano con sguardi familiari»

(Charles Baudelaire, da «Corrispondenze», Les Fleurs du Mal)

 

E’ la bellezza, in tutte le sue mille sfumature il tratto distintivo dell’arte di Angelisa Bertoloni.

Un’armonia ancestrale emana ogni suo lavoro, che sia un volto di donna, un fiore o il sinuoso e fluido corpo di una ballerina. La mano della pittrice si muove veloce sulla tela creando mondi onirici dove il sogno e la realtà si incontrano e si confondono.

Rose, fresie, attimi di vita quotidiana prendono nuova vita sulle tele dell’artista. Una pittura raffinata, che punta alla perfezione, quella della nostra creativa, che non lascia niente al caso e all’improvvisazione. Angelisa da molti anni opera nel panorama dell’arte contemporanea, ha frequentato scuole e nel corso del tempo, accanto alla perfezione della tecnica, ha sempre puntato ad una nuova e continua sperimentazione.

In questi trent’anni di onorata carriera Angelisa ha saputo fare propria la pittura dando un’anima ad ogni sua creazione. Ed è questo ciò che coglie l’occhio dell’osservatore attento, quell’amore incondizionato che la pittrice infonde in ogni lavoro.

Nel silenzio della sua casa, lontana dai rumori della routine quotidiana, Angelisa crea, dando vita a mondi fantastici, surreali, che magari albergano dentro ognuno di noi.

E’ una continua ed incondizionata ricerca della bellezza ciò che ispira l’arte della Bertoloni, quella luce che insieme alla forza ed alla saggezza salverà il mondo.

E’ l’inconscio che prende vita sulle tele dell’artista, di cui non sappiamo l’origine, se da ricordi o da vite passate, ed in questo è racchiusa la magia dell’arte.

Angelisa va verso una pittura simbolica che prende spunto dalla quotidianità ma che poi lascia spazio solo all’immaginazione. Ed è nel filone dell’arte simbolista, che nasceva in Francia verso la fine del 1800, che noi possiamo inquadrare la pittura della Bertoloni, che si rivolge ad un pubblico colto, sensibile e raffinato per i suoi contenuti alquanto complessi. Il fine della pittura della nostra creativa è quello di trovare una corrispondenza tra mondo oggettivo e sensazioni percepite. Da qui l’esigenza del simbolo, che non è mai ciò che appare, ma diventa altro, tentando di recuperare una spiritualità che non è visibile all’occhio umano. Un’esigenza per superare la realtà e dare spazio solo al proprio “Io”. Così le rose diventano sorgenti di vita, e all’interno dei loro pistilli possiamo trovare l’origine del mondo e della creazione, quel magma da cui tutto prende vita. La rosa inoltre, secondo la leggenda, è anche il fiore che nasce dalla stessa schiuma marina che diede i natali ad Afrodite, la divinità greca della bellezza, e quella rossa poi è infusa di alcune gocce del sangue della dea che si punse con una spina. La rosa rossa è anche il simbolo caro a San Giovanni, ai Rosa Croce ed a Santa Rita. Infatti nel giorno della celebrazione della festa di San Giovanni Battista il 24 giugno, che in molte congregazioni esoteriche coincide con la festa del solstizio d’estate, i loro affiliati usano addobbare i templi e fare dono a tutti gli adepti ed alle loro donne di rose rosse.

Angelisa ha saputo attraverso questi simboli esprimere la sua spiritualità e sensibilità, un lavoro duro, continuo, che molte volte la porta alla spossatezza, ma che è il dono che le infonde la capacità di sapersi guardare dentro e andare oltre. Come nella sua arte, anche nella vita Angelisa non si accontenta, sa che può fare ancora molto ed ha ancora molto da dare e da raccontare con tele, colori e pennelli. Un animo inquieto quello della nostra creativa che ama ogni giorno sfidare e superare se stessa.

Sonia Terzino

giornalista, critica d’arte, gallerista