ANGELISA BERTOLONI

Ho avvicinato Angelisa Bertoloni per la prima volta a Spoleto Art Festival, rendendomi immediatamente conto di trovarmi di fronte ad un’artista con la A maiuscola, che credeva fermamente in quel mondo creativo che l’ha portata a rappresentare quanto di buono, quello che ho chiamato il “gruppo di Terni, offre all’arte contemporanea. La sua pittura chiama immediatamente alla memoria quel “ massimalismo”, che i fiori dell’artista propongono. Una definizione semplicistica questa, che non rende meriti al mondo artistico della Bertoloni. La sua pittura potrebbe essere avvicinata ad una serie di maestri che hanno fatto grande il novecento dell’arte contemporanea europea. Cercheremo noi di parlare di Angelisa per quello che rappresenta in maniera spontanea, sincera, dove le sensazioni e gli stati d’animo, scendono sicuri con i colori sulle tele. Sembrerebbe troppo semplice parlare dei suoi fiori, descritti come ”massimalisti” e veristi al tempo stesso, senza pensare alle variazioni di luce-colore che caratterizzano le sue rose rosse-nere-bianche, ed alla costruzione dei piani pittorici con i quali la pittrice costruisce i suoi dipinti. Già quei piani costruttivi che troppo spesso i critici d’arte trascurano. I fiori di Angelisa, in particolare le rose viste in maniera singola, impegnano l’artista come se si trovasse di fronte ad un paesaggio che cambia a secondo lo spostamento della luce del giorno, trovandosi a dipingere fuori le pareti dello studio, en plein air come gli impressionisti. Non sappiamo se la pittrice operi con la luce artificiale o meno. Una cosa è certa: ogni pennellata cade calibrata e sofferta a costruire quei piani pittorici dei quali la pittura non può fare assolutamente a meno. Anche l’arte astratta deve rispettare la costruzione del dipinto; figuriamoci il ”verismo” o “iperrealismo” della Bertoloni , che verismo vero e proprio non è, perché assieme al soggetto, ella riesce a carpire le atmosfere che gli ruotano attorno. E’ difficile dipingere il profumo del fiore, la vita giornaliera che un fiore strappa alle gocce di rugiada. Per la Bertoloni le atmosfere sono essenziali, come se i suoi soggetti, e ci riferiamo pure all’insieme delle ballerine alla sbarra o sul palcoscenico, che escono dalla sua anima che vibra con esse, rappresentino solo soggetti da fissare nelle tele. I tessuti divengono petali di rose essi stessi, dove il movimento dei tutù delle danzatrici, prendono respiro dal profondo dell’anima dell’artista, leggeri impalpabili come l’aria che li circonda. Ricordiamo quanto la Fracci ci disse un giorno “le ballerine volano leggere affidandosi all’aria che le circonda” Angelisa ha quella grande dote e capacità; di rendere leggero e volatile tutto ciò che esce dalla sua tavolozza in una specie di surrealismo sognato. Artista completa e raffinata nel suo genere, la Bertoloni non deve dimenticare che la semplicità e l’umiltà sono le doti prime dei grandi artisti

Gilberto Madioni